Alle 14.45 il feretro di Sandro Mazzola è arrivato sul sagrato di Sant'Ambrogio, a Milano, accolto da un lunghissimo applauso. Sopra la bara, rose e ranuncoli bianchi e la maglia numero 8 della Grande Inter. Centinaia di tifosi attendevano in piazza fin dal primo pomeriggio; Milano e Vedano al Lambro hanno osservato il lutto cittadino con le bandiere a mezz'asta. La cerimonia è stata officiata da monsignor Carlo Faccendini, abate di Sant'Ambrogio.
Accanto al sindaco Beppe Sala, il presidente dell'Inter Beppe Marotta e il vicepresidente Javier Zanetti. In chiesa Massimo Moratti, Gianfelice Facchetti e Leo Picchi, figli di Giacinto e di Armando Picchi. Presenti anche Paolo Scaroni e Daniele Massaro per il Milan, Giovanni Carnevali e Ricky Massara per la Juventus, il presidente del Torino Urbano Cairo, della Figc Giovanni Malagò, della Lega Serie A Ezio Simonelli e il vice segretario generale Uefa Giorgio Marchetti.
L'omelia: «Dicono grazie a lui»
Tra le leggende nerazzurre, Guarneri e Bedin, compagni della Grande Inter, Bergomi, Toldo, Cordoba e Cambiasso. Nell'omelia Faccendini ha ripercorso «un'infanzia rattristata dalla perdita del padre, i primi calci qui vicino, poi il rapporto fortissimo con l'Inter, che per lui è stata come una mamma». «Questo è il santuario di sant'Ambrogio e dei milanesi. Milano e i milanesi dicono grazie a lui che ha dato prestigio alla città», ha detto l'abate, ricordando la fede nata dopo un incontro con Padre Pio a Foggia e la malattia, «la partita più impegnativa». «Oggi, giunti al fischio finale, consegniamo Sandro all'abbraccio del Signore».
Le parole di Marotta e il messaggio di Moratti
Il presidente nerazzurro Beppe Marotta si è rivolto ai quattro figli di Mazzola: «Sandro Mazzola è entrato in questa casa nerazzurra da ragazzo e ha scelto di restarci per sempre. Aveva capito una cosa oggi quasi rara: l'appartenenza non è una catena, ma una forma di libertà». Le tre eredità: «La lealtà di una sola maglia, il coraggio di trasformare il dolore in forza, l'umiltà di chi non si è mai sentito un monumento. I campioni passano, gli esempi restano». Faccendini ha letto il pensiero di Massimo Moratti: «Ciao Sandro, grazie per i gol bellissimi che ci hanno fatto gioire. Raggiungi i campioni della Grande Inter del cui prestigio godiamo ancora adesso. [...] noi non ti scorderemo mai».
Bergomi ha letto la prima lettura e ricordato Mazzola: «Ha spinto per il mio esordio con Bersellini [...]. Non era mai stata una persona divisiva, nonostante fosse una leggenda dell'Inter. Sono quei campioni che non rappresentano una bandiera, ma sono campioni di tutti». Nel piazzale gli ultras nerazzurri hanno esposto uno striscione: «Il tuo nome resta tra le pagine della nostra storia. Il tuo ricordo nel cuore della nostra Curva. Ciao Sandro». Applausi, all'ingresso, per il presidente del Milan Paolo Scaroni e per i dirigenti della Juventus Carnevali e Massara, all'indomani delle polemiche di Torino.
L'ultimo applauso
Al termine il feretro ha lasciato la basilica tra due ali di folla, un lunghissimo applauso, i cori «Sandro, Sandro» e i fumogeni nerazzurri. Qualcuno ha recitato la formazione della notte di Vienna — Sarti, Burgnich, Facchetti, Tagnin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Milani, Suarez, Corso — e al nome di Sandro un altro applauso. Mazzola sarà sepolto nel cimitero di Monza: ad accogliere il feretro il sindaco, l'Ac Monza e i gonfaloni listati a lutto.
