L'Inter ha annunciato nella notte fra il 18 e il 19 settembre 2026 la morte di Alessandro «Sandro» Mazzola, scomparso a Milano a 83 anni. Era nato a Torino l'8 novembre 1942 e avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 8 novembre. Il club ha affidato il commiato a un comunicato ufficiale: «È stato uno dei più grandi calciatori della storia. Lui è stato la storia dell'Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito». Al cordoglio si sono uniti il presidente Giuseppe Marotta, il vicepresidente Javier Zanetti, l'allenatore Cristian Chivu, lo staff e i giocatori.
Una sola maglia, dal 1960 al 1977
Cresciuto nel settore giovanile nerazzurro sotto la guida di Giuseppe Meazza e di Benito Lorenzi, Mazzola ha legato all'Inter l'intera carriera: diciassette stagioni in prima squadra, dal 1960 al 1977, 565 presenze e 161 reti, quinto marcatore della storia del club.
L'esordio è una data che vale la pena ricordare: 10 giugno 1961, Juventus-Inter 9-1, la partita di ripetizione che Angelo Moratti fece giocare alla Primavera per protesta contro la designazione arbitrale. Diciottenne, Mazzola segnò l'unico gol nerazzurro di quella serata.
Quattro scudetti e due Coppe dei Campioni
In nerazzurro ha vinto quattro scudetti — 1962-63, 1964-65, 1965-66 e 1970-71 — due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali conquistate contro l'Independiente. Le due finali europee portano la stessa data, il 27 maggio: nel 1964, al Prater di Vienna, l'Inter batte 3-1 il Real Madrid e Mazzola firma una doppietta; nel 1965 l'1-0 sul Benfica vale il secondo titolo consecutivo.
I riconoscimenti personali completano il quadro: capocannoniere della Serie A nel 1964-65 con 17 gol, capocannoniere della Coppa dei Campioni nel 1964 con 7 reti, secondo nel Pallone d'oro 1971 dietro Johan Cruyff. Con la maglia della Nazionale italiana ha collezionato 70 presenze e 22 gol, vincendo l'Europeo del 1968 e disputando tre Mondiali, nel 1966, nel 1970 e nel 1974, con la finale persa contro il Brasile nel 1970.
Il figlio di Valentino
Il cognome gli veniva da Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino scomparso a Superga il 4 maggio 1949, quando Sandro aveva sei anni. Il resto della carriera l'ha costruito da solo, con l'aiuto di chi lo ha cresciuto a Milano: la sua storia è raccolta nel profilo delle grandi bandiere nerazzurre, insieme a quelle di Facchetti, Bergomi e Zanetti.
Dopo il ritiro è rimasto nel mondo del calcio: dirigente all'Inter e poi al Genoa, quindi al Torino dal 2000 al 2003, il club di suo padre. Da direttore sportivo dell'Inter sotto la presidenza di Massimo Moratti ha avuto un ruolo nel trasferimento che nel 1997 ha portato Ronaldo a Milano. Negli anni successivi è stato un volto televisivo, commentando le partite che aveva giocato per primo.
Cosa lascia all'Inter di oggi
Mazzola lascia ai nerazzurri una misura: quella di un uomo che ha giocato in un solo club per diciassette anni, vincendo in Italia e in Europa. La sua figura attraversa tutte le generazioni raccontate in Inter di Milano: storia, glorie e identità, dalla Grande Inter di Helenio Herrera fino alla panchina di oggi.
Per i tifosi è una di quelle storie che non hanno bisogno di trofei per essere spiegate: basta il numero 10, la fascia di capitano portata per sette stagioni, e la parola che in Italia si usa per chi non cambia mai maglia. Bandiera.
