Sabato, prima di Inter-Parma, la Curva Nord ha rotto il silenzio sul futuro di San Siro. In un comunicato diffuso sui social e firmato «Secondo Anello Verde», gli ultras nerazzurri denunciano il divieto di esporre tre striscioni preparati per il centenario del Meazza e si dichiarano contrari alla demolizione dello stadio. Al momento, nessuna replica ufficiale dal club.
I tre striscioni vietati
Tre messaggi «privi di riferimenti politici, prese di posizione o quant’altro»: «Da cento anni guardi Milano cambiare, monumento eterno di una città che nel tempo ha affidato alle tue mura la propria anima»; «Popolo interista, un minuto di applausi per la scala del calcio»; «Luci a San Siro, non le spegnerete mai». Per la Curva la società ha comunicato che «questi striscioni non avrebbero potuto trovare posto nella nostra Curva. Il motivo? Ufficialmente, nessuno. Ufficiosamente, lo lasciamo giudicare alla vostra intelligenza». Da qui la domanda: «Perché tre messaggi dedicati alla memoria di questo tempio non possono trovare spazio sugli spalti proprio nell’anno del suo centenario?»
«Scendiamo in prima linea»
La coreografia, alla fine, è stata realizzata prima del fischio d’inizio di Inter-Parma. Nel comunicato si legge: «Inutile negare che quanto accaduto ci abbia fatto gelare il sangue. Per alcuni momenti, durante il confronto tra noi, abbiamo persino valutato di rinunciare alla coreografia prevista». Poi la decisione: «Abbiamo scelto di mettere da parte l’orgoglio per concentrarci su ciò che riteniamo più importante: la difesa della nostra casa».
Sul futuro dello stadio: «Da questo momento, scendiamo in prima linea, con una posizione netta e inequivocabile, contro la demolizione della Scala del Calcio». Il comunicato chiede «trasparenza» e «una valutazione seria delle alternative alla demolizione», prima di considerare l’abbattimento l’unica strada. Per la Curva il nuovo impianto potrà essere «più moderno, più comodo, forse più redditizio», ma non restituirà «ciò che verrebbe cancellato insieme al Meazza».
«Non è una battaglia contro l’Inter»
Il comunicato mette un paletto: «Questa non è, e non sarà mai, una battaglia contro l’Inter. Non è una battaglia contro la squadra, il mister o chi indossa la casacca nerazzurra. È una battaglia per difendere la storia che ci unisce all’Inter». L’appello va oltre i cancelli dello stadio: «Ci rivolgiamo a tutti i milanesi, anche a chi non ha mai indossato una sciarpa nerazzurra. Perché San Siro non appartiene soltanto a chi tifa Inter o Milan». E ancora: «Prima di arrenderci, abbiamo il dovere di provarci. Dobbiamo al Meazza un’ultima grande battaglia nel suo nome».
In chiusura, il richiamo alle parole di Sandro Mazzola, dette nel dicembre 2021: «Mi sembra che insistendo sul nuovo stadio con annessi centro commerciale, hotel, ristoranti Inter e Milan pensino più al business che ai tifosi»; e ancora: «Perché abbatterlo?». Il pensiero finale del comunicato: «Non chiediamo di fermare il tempo. Chiediamo di non cancellare il passato in nome del futuro».
Il dossier stadio
La presa di posizione arriva nel vivo del dossier: il Tar della Lombardia ha respinto i ricorsi sulla vendita di San Siro a Inter e Milan, aprendo la strada al progetto del nuovo impianto. Il cronoprogramma prevede il rendering tra fine ottobre e inizio novembre, il parere ambientale entro metà dicembre e i cantieri nel secondo semestre del 2027. La demolizione del Meazza, raccontata dal piano in cinque fasi depositato dai club, resta il punto più contestato.
