Henrikh Mkhitaryan ha scelto la televisione pubblica armena per un lungo racconto della sua carriera, dall'Armenia fino all'Inter passando per Dortmund, Manchester United, Arsenal e Roma. L'intervista, andata in onda nella serata di venerdì 9 ottobre, è stata ripresa in Italia tra gli altri da Tuttosport: al centro della conversazione il futuro, il ritiro e il rapporto con il denaro, insieme ai ricordi dell'infanzia, alla figura del padre e agli anni accanto ai grandi allenatori incontrati lungo la carriera.
«Non ho mai giocato a calcio per soldi»
«Escludo la possibilità di trasferirmi in Arabia Saudita, in Armenia oppure nella MLS. Perché per me i soldi non sono mai stati la cosa più importante. Non ho mai giocato a calcio per soldi», ha spiegato il centrocampista nerazzurro, che ha poi aggiunto: «Ho cambiato club e ho giocato a calcio per le mie ambizioni, per i miei obiettivi, per quei sogni che avevo fin da bambino e che mi hanno accompagnato nel corso della carriera».
Parole che chiudono, almeno per ora, la porta alle destinazioni più remunerative che tanti colleghi scelgono nella parte finale della carriera: niente Arabia Saudita, niente MLS, niente ritorno in patria. Nel racconto c'è anche il rapporto con il gioco in sé: per Mkhitaryan la prima cosa nel calcio resta amare il pallone, perché chi si adagia rischia di lasciare il posto a qualcun altro.
Sul ritiro: «Non posso promettere niente»
Sul finale di carriera, invece, l'armeno non fissa alcuna data: «Non posso promettere niente, perché sono arrivato a un'età nella quale non bisogna fare grandi progetti a lungo termine. Bisogna procedere giorno per giorno, pensando al giorno successivo». La spiegazione è tutta atletica: «Non è facile recuperare, non è facile fissarsi degli obiettivi e non è facile allenarsi come fanno i tuoi compagni di 22 anni. Cerco di fare tutto nel miglior modo possibile. Ma non posso promettere per quanto tempo continuerò ancora a giocare».
Il campo parla per lui
Il presente, intanto, continua a rispondere sul campo. Nel 3-0 di sabato contro il Parma porta la sua firma l'assist per il tris di Thuram, mentre nel finale è sua la semi-rovesciata terminata larga non di molto che ha fatto sobbalzare San Siro. Pochi giorni prima, nell'amichevole con il Lumezzane, era arrivato il gol dell'1-0: segnali di un giocatore che, alla quinta stagione in nerazzurro, continua a lasciare il segno quando viene chiamato in causa.
Il suo orizzonte resta l'Inter, tra campionato e Champions League: martedì 13 ottobre a San Siro arriva il Club Brugge, poi sabato 17 la trasferta di Bologna, in un ciclo di sette partite in tre settimane. Poi si vedrà, un giorno alla volta: esattamente come ha raccontato alla televisione di casa, senza promettere nulla che non dipenda da lui.
