Matteo Lavelli è entrato all'85' con l'Inter sotto di un gol e ha toccato il pallone che ha aperto il finale più assurdo della stagione. Non un gol, non un dribbling: una spizzata di testa all'ultimo secondo, il pallone che resta in area e l'azione che si chiude con il rigore di Zielinski al 97'. La cronaca del 2-1 sulla Fiorentina è qui. Il resto riguarda lui: diciannove anni, seconda presenza in Serie A, un sabato passato in Serie C con l'Under 23.
Chi è il Pocho
Il soprannome è «Pocho», per l'assonanza con Lavezzi. Lavelli è cresciuto a Bernareggio, in Brianza: papà Diego giocava in Serie C e oggi fa lo scout. Da ragazzino, all'oratorio, faceva il terzino destro e si sovrapponeva di continuo, dopo aver dribblato anche nuoto e rugby. Poi la trafila nerazzurra e, due anni fa, il campionato Primavera vinto con quattro gol in campionato e un assist decisivo nella finale scudetto.
La stagione 2025/26 è quella del salto in C: 30 presenze con l'Under 23 di Stefano Vecchi. In questa, prima di domenica, dieci presenze e un gol. Il primo gettone in Serie A era arrivato a gennaio 2026, contro il Bologna, una decina di minuti. Il secondo è arrivato contro la Fiorentina, in una partita che sembrava persa.
La meningite e il ritiro iniziato in ritardo
Nel 2024 Lavelli ha rischiato di morire per una meningite: un mese in ospedale e il ritiro con la Primavera cominciato in ritardo. Due anni dopo, a San Siro, il suo compito era tenere palla e guadagnare una rimessa laterale. Il modo in cui lo ha fatto è la ragione per cui Chivu ne ha parlato in sala stampa.
Perché Chivu lo ha buttato dentro
La scelta era tattica prima che sentimentale. Lavelli centravanti, Bonny e Thuram larghi ai suoi lati: «Il mister mi ha detto di andare in mezzo con Bonny e Thuram ai miei lati, poi la partita è diventata più caotica e ci siamo trovati a cambiare le posizioni», ha raccontato a Inter TV. In quei minuti ha pressato, ha lottato con i centrali viola e ha recuperato un pallone decisivo.
Il resto lo ha detto il tecnico: «Non guardo la carta d'identità con Mkhitaryan e non lo faccio con Lavelli, non è semplice entrare in una squadra formata e con certi valori. Magari martedì andrà a giocare con l'Under 23, ma vederlo difendere una rimessa laterale al 90esimo è tanta roba».
Il ponte tra Under 23 e prima squadra
Quel «magari martedì» non era un modo di dire. Martedì 27 ottobre alle 14:30 l'Under 23 gioca il recupero dell'ottava giornata contro la Salernitana, e Lavelli può tornare a disposizione di Vecchi poche ore dopo aver giocato in Serie A. Sabato 24 ottobre aveva fatto un'ora nell'1-1 in casa con il Sorrento, domenica era a San Siro. È il senso di una seconda squadra: un campionato vero, e la prima quando chiama. Qualcuno lo ha già ribattezzato il nuovo Pio Esposito.
«Cerco di imparare da tutti gli attaccanti della prima squadra, sono quattro fenomeni e cerco di rubare a ognuno le caratteristiche migliori», ha aggiunto. L'ingresso in campo, ha ammesso, «è stato una sorpresa». Martedì lo aspetta di nuovo la Serie C, con un'altra partita da giocare.
