Il rinnovo di Federico Dimarco non è una trattativa sola, ma due che corrono a velocità diverse. La prima riguarda la durata e ha già una soluzione: l'Inter eserciterà la clausola unilaterale che le permette di spostare la scadenza dal 2027 al 2028. La seconda riguarda lo stipendio, ed è quella ancora tutta da scrivere. La Gazzetta dello Sport del 25 ottobre 2026 ha raccontato la distanza: da una parte una richiesta da 7,5 milioni a stagione, dall'altra un club pronto ad alzare l'ingaggio ma non fino a quel punto. Il dossier era aperto da settembre, quando i primi contatti lasciavano intravedere un orizzonte più lungo.
La clausola che chiude la durata
Il contratto di Dimarco scade il 30 giugno 2027. Dentro c'è un'opzione unilaterale a favore del club: l'Inter può allungare l'intesa di un anno senza negoziato. Il termine per esercitarla è maggio, ma secondo la Gazzetta la dirigenza manderà la Pec già prima della fine dell'anno, indipendentemente dal rendimento del giocatore. Con la clausola attiva il legame arriva al 2028 e lo stipendio sale a 5,2 milioni a stagione. È una proroga alle condizioni previste, non un rinnovo firmato: il nuovo contratto, quello che potrebbe essere l'ultimo della carriera di Dimarco, resta da costruire.
La richiesta da 7,5 milioni
Nelle prime conversazioni esplorative l'agente Arturo Canales ha indicato una cifra vicina ai 7,5 milioni a stagione. Dimarco ha cambiato procuratore in estate, lasciando Roc Nation, anche in vista di questo appuntamento. L'idea è collocarsi subito sotto Lautaro Martinez, il più pagato dell'organico con 9 milioni. La richiesta si appoggia alla stagione scorsa, la migliore della sua carriera: 7 gol e 18 assist in Serie A. Sul mercato, scrive la Gazzetta, non si vedono però all'orizzonte club pronti a garantire un maxi stipendio a un esterno che a fine stagione andrà verso i 30 anni.
Il paradosso è che la richiesta arriva in un momento opaco. Dimarco è lontano dalle sue vette, alle spalle irrompe Carlos Augusto e il posto da titolare non è più scontato. Al Galà del Calcio di settembre si è lamentato pubblicamente di non essere ancora stato convocato in sede. La pratica della clausola, precisa la Gazzetta, partirà comunque: il giocatore resta strategico per Chivu.
Perché il club frena
La linea dell'Inter non è nata con questo dossier. Oaktree ha indicato una direzione: parte fissa più contenuta, più bonus legati al merito, con criteri crescenti. I dirigenti riconoscono il valore di anni di servizio, ma il costo della squadra va tenuto a bada e i 7,5 milioni restano lontani. C'è poi un dettaglio che rende il confronto con gli altri rinnovi ingannevole: Dimarco è italiano e non rientra nel Decreto Crescita. Marcus Thuram, anche lui in scadenza nel 2028, costa meno a parità di netto grazie all'aiuto fiscale. Due ingaggi simili non pesano allo stesso modo sul bilancio.
Per ora sopravvive un certo ottimismo: Dimarco è interista da generazioni e la clausola ha già messo al sicuro almeno un anno. Il nodo resta il resto, cioè quanto vale un'ultima grande firma a 29 anni appena compiuti. La Pec arriverà entro fine anno, ma il tavolo vero si aprirà dopo, con la scaletta dei rinnovi che vede Calhanoglu davanti a tutti.
