Stasera alle 21 San Siro accoglie Inter-Bruges, seconda giornata della fase campionato di Champions League (orario e canali). Per l'Inter è il debutto casalingo in Champions, per Nicolò Tresoldi la prima volta a San Siro. Il centravanti del Bruges, classe 2004, nato a Cagliari e cresciuto in Germania, arriva dal rigore segnato nel 4-1 di La Louvière (il profilo degli avversari). In tribuna, però, ci sarà una presenza speciale: suo padre Emanuele, che questa mattina ha parlato alla Gazzetta dello Sport.
«Emozione e orgoglio»
«Emozione e orgoglio. Nicolò piano piano sta raccogliendo i frutti del suo lavoro: ha faticato ad affermarsi perché non aveva il talento di un fuoriclasse o il fisico di un corazziere. Eppure, eccolo qua. Un padre non potrebbe desiderare di meglio». Così Emanuele Tresoldi, 52 anni, ex difensore di Atalanta e Ravenna, campione d'Europa con l'Under 21 nel 1994. Più forte del padre? «Non c'è dubbio. Io sono più bravo a sciare (ride). Ma solo perché lui per contratto non può...».
Il sogno rossonero
«Si è innamorato di Kakà, Inzaghi, Pato e non c'è stato verso di fargli cambiare idea», racconta il papà. Giocherà mai in Serie A? «Magari sì. Il suo sogno è indossare la maglia del Milan». Paradosso del calcio: da dodicenne, Milan e Juventus lo avevano scartato. E se un domani lo chiamasse l'Inter, l'avversaria di stasera? «Non sono affatto sicuro che accetterebbe. L'animo del tifoso potrebbe prevalere».
Italia o Germania: «Sceglierà con il cuore»
E il futuro in nazionale? Tresoldi, diviso tra Italia e Germania, è corteggiato dalla nazionale di Mancini e da quella di Klopp. «Ne abbiamo parlato tanto ma sarà Nicolò a decidere cosa sia meglio per lui — spiega il padre —. Di sicuro sceglierà con il cuore, non per l'opportunità tecnica». Per ora nessuna risposta: «Ha promesso al ct tedesco dell'Under 21 che avrebbe completato il ciclo: può battere i record realizzativi di categoria, visto che gli mancano due gol. Dopo l'Europeo si vedrà». Klopp fa pressing? «Si è fatto sentire, come era normale che fosse». E se alla fine scegliesse la Germania? «Dispiaciuto è una parola grossa. Io sono italiano e Nicolò lo è per nascita e famiglia, ma esistono legami di riconoscenza che è impossibile ignorare: è cresciuto là, parla quattro lingue, è un cittadino del mondo. In ogni caso deluderà qualcuno. Ma andrà rispettato».
Da Cagliari ad Hannover
La storia comincia per caso. «Noi abbiamo girato molto per il mestiere di mia moglie, che si occupa di aviazione civile — racconta il padre —. A un certo punto sembrava che ci dovessimo trasferire a Liverpool, invece ci toccò la sede di Hannover, dove Nicolò ha dimostrato di poter fare il calciatore». È cresciuto in Germania, tra racchetta da tennis e pallone. Poi il trasferimento al Bruges: «Sta andando molto bene. È stato un bel salto dalla B tedesca ma gli è servito per crescere come uomo. Sua madre abita con lui, lo aiuta nelle incombenze domestiche: essere soli lontano da casa non è semplice». Cosa deve ancora migliorare? «Essendo un attaccante completo senza specifiche virtù, deve crescere in tutto. Lo farà». Nell'ultima stagione ha vinto il campionato belga da capocannoniere: stasera il palcoscenico è San Siro.
