La frase è di primavera, ma resta attuale. Il 15 aprile 2026, ai microfoni di Maracanà su TMW Radio, Gianluca Di Marzio ha risposto sul mercato che l'Inter aveva davanti: «Il prossimo mercato dell'Inter? Credo sarà, dopo un paio di mercati conservativi, il primo mercato rivoluzionario per l'Inter». Nella stessa risposta ci sono l'obiettivo — «Deve prendere almeno 5 giocatori, al di là delle cessioni» — e la direzione: «Sarà un mercato giovane, perché la filosofia della società è questa, con giovani però forti».
L'annuncio: cinque giocatori, giovani ma forti
Di Marzio raccontava una svolta necessaria: dopo anni di sessioni improntate alla continuità, l'Inter che stava per vincere lo scudetto aveva bisogno di un cambio di passo, non di un ritocco. La misura non era un nome, ma un numero — almeno cinque giocatori — con un criterio: profili pronti, con margini di crescita. Il vincolo era chiaro: il piano reggeva solo con qualche uscita pesante.
Cosa è cambiato nella rosa
Il mercato si è chiuso a inizio settembre: i nomi ci sono. In porta Ivan Provedel, dalla Lazio; in difesa John Stones, svincolato dal Manchester City, e Djed Spence, dal Tottenham; a centrocampo Curtis Jones, dal Liverpool, e il controriscatto di Aleksandar Stanković dal Club Brugge.
In uscita, la stessa svolta: Dumfries al Real Madrid, ufficializzato il 5 luglio 2026; Frattesi alla Lazio; e l'addio a parametro zero di quattro senatori — Acerbi, De Vrij, Darmian e Sommer — che chiude il ciclo annunciato a fine campionato dal presidente Marotta. A inizio settembre Piero Ausilio ha lasciato l'Inter dopo una vita in nerazzurro: la proprietà ha promosso Dario Baccin, nuovo responsabile dell'area sportiva. Il suo primo dossier sono i rinnovi: il quadro è nel nostro punto di settembre.
Cosa vuol dire «rivoluzionario», concretamente
Sulla parola, in casa Inter, le versioni non coincidono. Di Marzio ha parlato di rivoluzione; il 17 maggio 2026, a stagione conclusa, Marotta ha scelto un'altra formula: «Ci sarà un processo evolutivo ma non rivoluzionario», spiegando di puntare su «un mix di giovani e giocatori esperti». La differenza è di intensità, non di direzione: il ricambio c'è stato, e adesso passa dai contratti.
Tre punti, in concreto. Primo: l'età. L'Inter conserva un blocco di giocatori oltre i trent'anni — da Mkhitaryan a Çalhanoğlu, Zielinski e Provedel — accanto a una generazione di ventenni: Diouf, Bonny, Stanković, Pio Esposito. Secondo: i contratti. Sei tavoli di rinnovo aperti, con Dimarco, Carlos Augusto, Bastoni, Thuram e Calhanoglu in primo piano; il turco è in scadenza nel 2027 e il suo dossier è il più delicato. La linea di Baccin, il 14 settembre: «Abbiamo una rosa forte, stiamo affrontando i colloqui in maniera serena». Terzo: i tempi. Di Marzio ha consegnato un annuncio, non un piano: nessun nome nuovo sul tavolo, e gennaio non è una pista concreta.
Il campo dirà il resto
Il resto lo diranno campo e firme. Intanto l'Inter ha chiuso le prime cinque giornate a 13 punti e, dopo il 2-2 dell'Olimpico, Chivu ha raggiunto i 100 punti in Serie A in 43 partite, più in fretta di qualsiasi altro tecnico nerazzurro. «Sono numeri, si va avanti», ha commentato. Lo stesso criterio vale per il mercato: contano i fatti. La rimonta dell'Olimpico lo ha detto in un pomeriggio: questa Inter reagisce, e adesso deve costruire.
