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Inter, il metodo Chivu: riposo, intensità e niente ritiri

Una settimana intera di riposo durante la sosta e un giorno libero a settimana: è il metodo di Chivu, ora alla prova del mese più denso della stagione.

Di Redazione Interisti.org3 min di lettura

Lavagna tattica vista dall'alto con dischetti blu e neri, frecce di gesso e un quaderno accanto
Il metodo di Chivu: riposo dosato e lavoro ad alta intensità

Punti chiave

  • Una settimana intera di riposo durante la sosta: la squadra si è ritrovata oggi ad Appiano
  • Un giorno libero a settimana anche nei periodi fitti: «staccare» vale più di una seduta
  • Niente ritiri pre-partita: eccezioni per le trasferte e le gare alle 12.30 o alle 15

La sosta si è chiusa e oggi l'Inter si è ritrovata ad Appiano Gentile. Il primo giorno di lavoro è anche l'occasione per guardare da vicino al metodo con cui Cristian Chivu gestisce il gruppo: recupero fisico e mentale, riposo programmato, niente ritiri.

Un giorno di riposo a settimana, sempre

Il principio è semplice: tranne in casi eccezionali, un giorno di riposo a settimana non manca mai, anche quando gli impegni si accavallano. Da quando si è insediato sulla panchina nerazzurra, Chivu è molto attento al recupero dei suoi giocatori ed è convinto che «staccare», in certi frangenti, dia più benefici di una seduta di allenamento quando corpo e mente sono già sufficientemente carichi.

L'esempio di gennaio: tutti a casa prima del Lecce

L'esempio più eclatante risale allo scorso gennaio. Alla vigilia della gara infrasettimanale con il Lecce, in programma tre giorni dopo il dispendioso 2-2 di Napoli, Chivu ha lasciato a casa l'intera squadra: invece del ritiro, un giorno libero in più. In Salento i nerazzurri non brillarono e vinsero soltanto 1-0, ma il tecnico è certo che senza quel riposo sarebbe stata ancora più complicata. Dietro la scelta c'è anche il suo passato: giocatore di altissimo livello, Chivu conosce bene le esigenze di chi scende in campo.

Niente ritiri e molta Premier League

Appena arrivato, il tecnico ha abolito i ritiri prima delle partite: le uniche eccezioni, oltre alle trasferte, riguardano le gare in programma alle 12.30 o alle 15. Sono abitudini molto inglesi: in Premier League i giocatori si ritrovano direttamente allo stadio il giorno della partita e i giorni di riposo non mancano mai. Il senso è un lavoro sulla qualità più che sulla quantità: si va più forte non perché ci si allena più a lungo, ma perché si lavora a un'intensità più alta. Ed è esattamente ciò che il tecnico chiede ai suoi: «Voi vi allenate al massimo e io vi vengo incontro».

Il banco di prova: sette partite in ventuno giorni

Adesso arriva il test più serio. Dopo il 2-2 dell'Olimpico con la Roma, l'Inter scenderà in campo sette volte in ventuno giorni, dal 10 al 31 ottobre: cinque partite di Serie A e due di Champions League, dove all'esordio è arrivata la sconfitta di misura con il Real Madrid. Il derby della Madonnina chiude il mese, e tra un impegno e il successivo il riposo non andrà mai oltre i quattro giorni.

Si riparte sabato 10 ottobre alle 18 contro il Parma a San Siro, poi il Bruges in Champions tre giorni più tardi: il piano per le due partite è già delineato, tra reduci della Pinetina e nazionali da recuperare, e il calendario completo di ottobre non concede tregua. Sarà la gestione del gruppo — riposi dosati, sedute intense, viaggi da smaltire — a dire se il metodo regge anche quando si gioca ogni tre giorni. Alla luce di come si è chiusa la prima stagione di Chivu sulla panchina nerazzurra, scudetto e 87 punti in Serie A, non si può dire che finora sia stata una scelta sbagliata.

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