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Bisseck: l'incubo PSG, la chiamata di Klopp e il sogno Inter

Bisseck si racconta al podcast Football Finance: la finale di Champions persa 5-0 col PSG, la telefonata di Klopp e il retroscena del suo arrivo all'Inter.

Di Redazione Interisti.org3 min di lettura

Giornali sportivi aperti su un bancone di marmo con una tazza di caffè, immagine generica di rassegna stampa
L'intervista di Bisseck al podcast Football Finance è stata ripresa dai quotidiani sportivi italiani.

Punti chiave

  • «Incubo è la parola esatta»: la finale persa 5-0 col PSG, tra panchina, infortunio e lacrime
  • La chiamata di Klopp da un numero tedesco non salvato: su WhatsApp c'era scritto «Jürgen»
  • «Quando chiama l'Inter, ascolti per forza»: il retroscena dell'estate 2023

Bisseck si gode il momento: è tra i convocati della Germania di Jürgen Klopp per la Nations League, dopo un avvio da titolare nell'Inter. Nell'intervista al podcast Football Finance, ripresa ieri dalla stampa, racconta la finale di Champions persa col PSG e la chiamata del ct.

L'incubo della finale col PSG

«"Incubo" è la parola esatta per descriverla. Il giorno prima pensi a quanto sei vicino al traguardo, quando nessuno credeva potessimo eliminare il Bayern o il Barcellona». All'intervallo, sul 2-0, può entrare: «Sulla linea di fondo mi sono detto: "Giuro che questa partita la ribalto da solo!". Sono entrato bene e nell'azione dell'infortunio stavo per fare gol, ne sono sicuro al 100%. Poi ho sentito quella fitta alla coscia…».

Allo scatto di prova capisce subito. Uscendo passa sotto i suoi familiari e amici: «Non potevo guardarli, perché se avessi incrociato lo sguardo di mia madre o di mia sorella sarei scoppiato a piangere. Ho cercato di trattenermi, ma ho pianto lo stesso. Mi sono tirato la maglia sul viso e sono uscito zoppicando: non c'era niente da fare».

Poi il 3-0, la sconfitta e «la consapevolezza che la gente avrebbe speculato su quel 5-0». In hotel, il conforto dei suoi: «Dopo un po' realizzi che, in fin dei conti, è solo calcio. Ha fatto male? Assolutamente sì. Ma non è un pensiero fisso». Resta il rimpianto: «È lì che brucia ancora un po', ma bisogna guardare avanti».

«Jürgen» sul telefono

La chiamata della convocazione, inattesa: «Ero all'allenamento e appena finito ho guardato il telefono: un numero tedesco non salvato. Su WhatsApp c'era scritto "Jürgen". Mi aveva lasciato un vocale chiedendomi di richiamarlo perché ci teneva a dirmelo di persona: l'ho richiamato l'indomani ed ero felicissimo». Ora è nella lista per Olanda, Grecia e Serbia, con gli altri nerazzurri convocati.

In Germania ha una sola presenza: l'esordio del 23 marzo 2025 a Dortmund, entrato al 77' nel 3-3 contro l'Italia. Poi il Mondiale sfumato e la delusione; ora la prima chiamata dell'era Klopp, dopo cinque presenze tra Serie A e Champions e un gol contro il Monza.

«Quando chiama l'Inter, ascolti per forza»

Poi l'estate 2023, dall'Aarhus all'Inter: «Ero molto concentrato su un possibile trasferimento in Bundesliga, l'Eintracht Francoforte era un'opzione concreta. Ma quando chiama l'Inter, ascolti per forza». E sulle voci: «Ho letto persino del Manchester City e ho riso: "Certo, vado dall'Aarhus al City!". Il mio agente mi fa: "City? Ma sei ubriaco?"». Sull'accoglienza: «Le grandi stelle sono state estremamente amichevoli fin dal primo giorno: ti fai sentire subito a casa».

Sulle tappe in prestito: «Non posso dire nulla di negativo, ma con gli infortuni ho avuto molta sfortuna: un dito fratturato e tre lesioni al bicipite femorale».

Il Bernabéu e la regola di Nielsen

Poi la prima notte al Bernabéu, nel 2-1 con il Real Madrid: «Era la mia prima volta al Bernabéu ed era la prima volta contro il Real Madrid: fa una certa impressione entrare in uno stadio del genere». E la regola di David Nielsen, il suo primo allenatore: «Se in campo commetti un errore, dà la colpa a qualcos'altro: a Madrid ho dato la colpa ai tacchetti, incastrati nell'erba del Bernabéu».

Il futuro: «La Nazionale è un grande obiettivo. Al prossimo Mondiale avrò 29 anni, un'ottima età per un difensore centrale, e punto anche agli Europei. Alla fine dipende da me dimostrare il mio valore».

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